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Società Cooperativa “Del Gattopardo”
Nasce nel 1971 a Palma di Montechiaro, dalla volontà di un gruppo di viticoltori uniti nello scopo di valorizzare e incrementare il proprio lavoro. Attualmente la Società Cooperativa Agricola “del Gattopardo” rappresenta 613 iscritti che operano su una superficie di 1000 ettari distribuiti nella provincia di Agrigento.

La struttura logistica funzionale all’operatività della cantina, occupa 20.000 mq destinati alla lavorazione delle uve rosse con le quali sono prodotti tra gli 80.000 e i 120.000 ettolitri di vino all’anno.
Il Nero d’Avola è il vitigno prevalente per le uve a bacca rosa.
Il Trebbiano toscano per quelle a bacca bianca.
La raccolta delle uve viene effettuata a mano e programmata in funzione dell’ubicazione dei vigneti. Segue la vinificazione in cantina: autovinificatori d’acciaio inox termocondizionati e svinature con presse soffici. L’affinamento e stoccaggio infine nei serbatoi in acciao inox termocondizionati.

 
 
 
 
 
 

Nero d’Avola
Vitigno a bacca nera autoctono tra i più conosciuti e diffusi in terra di Sicilia. È chiamato anche Calabrese e per alcuni storici il motivo deriva dalle sue origini, l’antica Casata Calabrese di Modica-Avola. Altri esperti invece ne parlano come di un’errata traduzione dal dialetto siculo “calaurisi”: “calea”, uva e “aulisi”, di Avola.

Costante irradiazione solare, calore e scarsa piovosità, sono le condizioni ambientali preferite dal Nero d’Avola. Ideale quindi il territorio siciliano e in particolare nella provincia di Agrigento, l’area del comune di Palma di Montechiaro (Naro, Licata, Campobello di Licata).

Il vino prodotto con queste uve si presenta con una forte personalità: rosso rubino carico, ottima struttura gustativa, spiccato sentore di frutta, buona tonicità e corposità, equilibrata acidità e morbidezza. È utilizzato in purezza o assemblato con vini da uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah.

 
 
 
 
 
Scopri Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo  
 

Terra di vigneti e di mare e dimora dei Tomasi, la famiglia dell’autore del romanzo che ha contribuito a far conoscere la Sicilia e la sua storia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Monastero delle Benedettine (1653-1659)
Fu il primo palazzo ducale della famiglia Tomasi. Divenne poi monastero per desiderio di Isabella, figlia del duca Giulio Tomasi e tuttora ospita le suore di clausura che su ricette centenarie realizzano i mandorlati del Gattopardo. Bello e austero, all’interno conserva soffitti lignei, un prezioso tabernacolo in argento massiccio e un notevole reliquiario.

Palazzo ducale (1653-1659)
Divenne sede ufficiale della famiglia Tomasi nella seconda metà del ‘600. Il recente restauro ha conservato le due grandi facciate unite da un balcone rettangolare. Otto le sale al primo piano con soffitti a lacunari lignei decorati. Degne di nota la sala delle armi, quella degli ordini equestri e religiosi, quella dedicata all’Ordine di San Giacomo della Spada, quello con lo stemma ducale e la sala angolare con la decorazione dei lacunari in bianco, rosso e oro.

Chiesa Madre (1666)
È una delle opere più significative del barocco siciliano il cui stile è ben rappresentato dalla facciata a tre portali e da due torri campanarie. Nell’interno a tre navate con cupola sul transetto, vi sono custodite numerose reliquie e pregevoli opere pittoriche. Ai lati del duomo due oratori dedicati al SS.Sacramento e alla vergine del Rosario.

Il Calvario (1653-1659)
È la collina che si scorge all’ingresso del paese. Vi si trovano i resti della chiesa di Santa Maria della luce dove era custodita una copia della Sacra Sindone donata al primo duca, Carlo Tomasi dall’infanta Maria di Savoia. Al tempo del duca Giulio Tomasi, era la meta del rituale della Via Crucis: chi avesse raggiunto il Calvario, avrebbe ottenuto l’indulgenza plenaria.

Castello Chiaramontano (1353)
Fu costruito dalla famiglia Chiaramonte in posizione strategica contro gli assalti dei pirati. Nel XVII secolo divenne proprietà della famiglia Tomasi, quando Carlo Tomasi Caro ricevette dal re Filippo IV il titolo di duca di Palma. Recentemente è stato restaurato dopo lungo tempo di degrado. Vi è custodita la statua della Madonna che secondo una leggenda, fu oggetto di contesa tra i palmensi e gli agrigentini.

Festa della Madonna del Castello
La domenica dopo Pasqua, i palmesi celebrano la Festa della Madonna del Castello. I devoti percorrono a piedi nudi la strada che porta al castello per sciogliere le proprie promesse votive. Prelevano poi a spalla la miracolosa statua che, accompagnata da un corteo e da giovani a cavallo, entra in città. La processione continua facendo il giro solenne delle strade cittadine al grido di "evviva a bedda Matri du Casteddu!". Dopo essere stata esposta nelle varie chiese palmesi, una settimana prima dell'Ascensione, accompagnata dai fedeli, la statua viene riportata al castello.

 
 
 
 
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